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Archivio per aprile 2011

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

J. D. Salinger

Fin da piccola ogni volta che finivo un libro avrei voluto scrivere all’autore il mio apprezzamento oppure il mio disappunto.

Da grande, avendo accesso a giornali e tv, non mancavo di ritagliare articoli e di registrare tutto ciò riguardasse i miei beniamini letterari (e non solo).

Con l’avvento di internet ho potuto accedere a mille informazioni, curiosità, testi inediti, interviste e quant’altro potesse soddisfare il mio desiderio di sentire “più vicini” gli scrittori che apprezzavo.

Poi… con un po’ di sfrontatezza o ingenuità o inconsapevolezza, non so, sono entrata in contatto con alcuni di loro e qualcuno l’ho pure conosciuto di persona!

E non è finita qui: di alcuni di loro sono pure diventata amica. Sono delle persone in gamba, splendide e molto umili (ok, non tutti!).

Chi lo avrebbe detto che un giorno avrei potuto, citando Salinger, “chiamarli al telefono tutte le volte che mi gira”?

Mary Zarbo

Oggi si celebra la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.

Festeggiamola comprando, regalando, leggendo un libro!

QUI maggiori info e l’elenco di alcune manifestazioni in giro per l’Italia.

Oltre alla lettura e valutazione di manoscritti inediti, alla gestione editoriale, all’editing, alla revisione bozze, al ghostwriting, ai servizi web e grafica, siamo lieti di offrire a editori e scrittori anche un lavoro di traduzione dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco (e viceversa). :) (Qui descrizioni e costi).

Per ulteriori info e preventivi contattateci!

Scrivete a: literaid@gmail.com

oppure compilate  questo modulo

Titolo: L’ ombra del vento
Autore: Ruiz Zafón Carlos
Traduttore: Sezzi L.
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 2004
Pagine: 438

Prezzo: Euro 13,00

Il romanzo di Zafòn l’ho letto perché consigliatomi da un’amica. Ne accenno QUI.

Le atmosfere ispaniche  e sudamericane mi affascinano. Anche se si tratta di stili ed epoche diverse, scrittori come Cortàzar, Marquez e altri sono accomunati da quel quid che avvolge il lettore come filo di baco o di ragno paziente e lo tiene a sè, fino alla fine della lettura. Direi anche oltre.

L’ombra del vento è un romanzo che oserei dire quasi perfetto. E’ confezionato benissimo, se lo vogliamo intendere come mero prodotto dell’industria editoriale., eppure non è solo questo.

Zafòn ha saputo utilizzare bene gli ingredienti, quali la narrazione di formazione, il fantasy, il thriller, la politica, la sociologia, la storia…

Uno dei personaggi più riusciti secondo me è Fermìn. L’estro, il passato avventuroso e un po’ oscuro, la simpatia, il suo fisico ce lo rendono subito simpatico.

La storia, però, scade verso la fine. I tanti elementi in comune del protagonista con la storia di Jùlian preparano il lettore a un’identificazione quasi soprannaturale, che viene disattesa.

E che dire della lunga lettera di Nuria? Questo personaggio, alla fine, si offre ai nostri occhi come una divinità greca alla fine di una tragedia  (mi riferisco  alla rivelazione delegata al deus ex machina).

Troppo lunga la lettera, troppo forzato il finale, anche se abbastanza positivo.

In complesso, il romanzo di Zafòn è piacevole, intrigante, scritto bene e tradotto superbamente.

Mary Zarbo

Sarà Roberto Saviano ad aprire la V edizione del Festival Internazionale del Giornalismo che si terrà a Perugia dal 13 al 17 aprile. Saviano sarà al Tetro Pavone martedì 12 aprile alle 21:00 con l’intervento: Ti opponi? Sarai delegittimato. Come riconoscere e fermare la macchina del fango.

Programma, ospiti, concorsi e tutto quanto riguarda l’evento

QUI

Dal bunga bunga all’affare Wikileaks con Evgeny Morozov. Da Vauro a Luca Sofri, da Milena Gabanelli a Fulvio Abbate, da Ezio Mauro a Peter Gomez, da… centinaia tra giornalisti di testate italiane e straniere, fotografi, freelance, blogger, documentaristi, Global Voices. E oltre ad Al Jazeera c’è anche Marco Civoli!

TUTTI GLI INCONTRI SONO A INGRESSO LIBERO

Gianni Celati

Cinema all’aperto

Tre documentari e un libro

Fandango

Cofanetto QUI

 

 

 

 

 

«Allora il problema è di rompere queste determinazioni del realismo e concepire, dal mio punto di vista, quello che noi chiamiamo il reale piuttosto come un ostacolo, il reale è un inciampo, esiste quando c’è l’inciampo, che appunto è l’introduzione dell’aria, ed è una questione dell’aria. E credo che una delle cose che ci manca di più è l’aria, in tutto quello che facciamo, nei romanzi ci manca l’aria» da IL CINEMA DEVE DISSOLVERSI NELL’ARIA

Cinema all’aperto racchiude in un unico cofanetto i tre documentari realizzati da Gianni Celati e mai distribuiti prima d’ora: “Strada provinciale delle anime”, “Il mondo di Luigi Ghirri”, “Case sparse – Visioni di case che crollano”. In questa trilogia video Gianni Celati prosegue e integra la sua attività di scrittore, compiendo una significativa riflessione sul concetto di realismo, sulla modernità, sul vedere e sul percepire.

In “Strada provinciale delle anime” (1991) lo scrittore percorre il delta del Po, lo stesso paesaggio della raccolta “Verso la foce”, su una corriera azzurra insieme a trenta persone tra cui vecchi zii e zie, cugini parenti e amici.

“Il mondo di Luigi Ghirri” (1998) è una testimonianza appassionata sul lavoro di uno dei maggiori fotografi italiani prematuramente scomparso nel ’92; una celebrazione della sua vita, delle sue opere, e del suo modo di concepire l’arte.

“Case sparse – Visioni di case che crollano” (2003), il capitolo conclusivo, parte dall’idea di non mostrare le migliaia di case abbandonate nelle campagne della valle del Po come malinconici segni del passato, ma come uno tra i più straordinari aspetti di un paesaggio moderno.

Il libro di accompagnamento raccoglie testi di Gianni Celati sul cinema, interviste, e approfondimenti critici sulla sua attività di regista.

 

Se un tizio prende un pallone aerostatico e lo fa dilatare fino a fargli coprire quarantacinque isolati di Manhattan, una ragione dovrà pure esserci. Tanto più che nella sua esposizione, il tizio appare da subito oltremodo razionale, rivelando tutti i dettagli tecnici. E dunque, ci sarà una ragione, così come una reazione dei cittadini e delle autorità. E infatti c’è stata: qualcuno, cioè, ha cercato di attribuirgli un significato, mentre altri sono stati costretti ad ammettere l’apparente mancanza di motivazione del pallone. Intanto, a parte le varie interpretazioni, passati i primi giorni, quegli stessi abitanti inizialmente attoniti, hanno iniziato a solidarizzare con il pallone. I bambini ci saltano su e i grandi lo prendono come riferimento per i loro appuntamenti: «Ti aspetto dove si abbassa sulla Quarantasettesima Strada, fin quasi a toccare il marciapiede, proprio vicino alla Alamo Chile House». Il pallone, insomma, non è un’entità che oscura la città, bensì ridefinisce gli spazi, le distanze. L’orizzonte, perfino, perché permette di fare a meno delle strade, ovvero de «la rete di sentieri precisi, squadrati, sotto nostri piedi».

Il pallone di Donald Barthelme è uno dei racconti più strabilianti che possa capitare di leggere. Pubblicato nel 1968, è tratto da Atti innaturali, pratiche innominabili (Minimum Fax, 2005), raccolta che ha consacrato Barthelme tra i maestri della scrittura postmoderna americana. Un esempio fra tutti: David Forster Wallace ricorderà come proprio Il pallone sia stato il primo racconto ad avergli fatto desiderare di diventare scrittore.

Il pallone aerostatico di Barthelme copre Manhattan e otto pagine. Sette e mezzo  caratterizzate da un registro vagamente distaccato e “freddo”. Ma Barthelme gioca. E qui sta la grandezza della sua scrittura, del suo raccontare storie. Nel giocare e nel saperlo fare divinamente. Perché poi quella mezza pagina che resta è come quando, una volta aver gonfiato un palloncino, lo liberi dall’aria. Lo liberi nell’aria. E allora eccola la ragione. Che è, sì, “un abisso di profondità”, ma anche ti proietta per aria. Più in alto del pallone. Per quello che è e per l’innocenza con cui è detta.

Gianluca Minotti

 

Donald Barthelme

Atti innaturali, pratiche innominabili

Minimum Fax

Collana: Minimum Classics

Traduzione di Ranieri Carano

pp. 158

€ 8,50


Esce oggi per Transeuropa Edizioni, La seconda persona di Demetrio Paolin, un dittico di racconti composto da Appunti per una giovinezza e Fabbrica, di cui QUI un assaggio.

 

Demetrio Paolin

La seconda persona

Transeuropa

Collana: Inaudita

con cd allegato, Dalla parte del torto di Claudio Lolli

pp. 80

€ 15,00

 

 

 

 

Demetrio Paolin è autore de Il pasto grigio, (Untitled Editori), Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana, (Vibrisselibri 2007, scaricabile QUI, e poi uscito nel 2008 per Il Maestrale) e Il mio nome è Legione (Transeuropa, 2009).

In merito ai servizi editoriali che Literaid vi propone in dettaglio QUI, ogni tanto è bene fare un riepilogo, soprattutto quando si diventa più grandi e i servizi aumentano!

Oltre alla lettura e valutazione di manoscritti inediti, alla gestione editoriale, all’editing, alla revisione bozze e al ghostwriting, siamo in grado infatti di fornirvi ora anche servizi web e grafica, quali:

- Costruzione siti personali
- Grafica di copertina
- Impaginazione
- Progettazione cataloghi

chiunque è interessato ai nuovi servizi web e grafica può contattare direttamente Giorgia Siniscalchi.

Sito: www.giorgiasiniscalchidesign.it

E-mail: redazione@assoedizioni.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Li sapevo entrambi da un po’. Della loro pubblicazione. E ora li ho qui, uno sulla sinistra, alle spalle, come può essere alle spalle un libro letto, e l’altro sulla destra, davanti, ché lo sto leggendo proprio ora. La vita oscena di Aldo Nove e La vita accanto di Mariapia Veladiano. Uno contro l’altro, uno di fianco all’altro. Uno accanto all’altro che ne duplica l’oscenità. L’oscenità di “esistere sul ciglio estremo del mondo”. L’autobiografia romanzata di Nove e la  storia di Rebecca. La malattia, la morte dei genitori, la depressione, il tentativo di annullarsi fisicamente, di annichilirsi, la droga, il parossismo del sesso: questa è la vita oscena. Il tutto compiuto con l’intento preciso di umiliarsi, di forzare la vita, di azzerarla il più possibile, di oltrepassare sempre di più la soglia, scivolare nell’abisso, giù, sempre più giù, in una Via Crucis verticale. Abiezione, certo. Ma anche estrema sincerità. In alcune interviste Aldo Nove ha parlato proprio della sincerità con cui si è raccontato, laddove per “sincerità” va inteso anche il lavoro di precisione fatto sulla lingua e sullo stile. “Niente effetti speciali”, ha detto. Ora, io mi immagino che mentre lo diceva, la Rebecca di Mariapia Veladiano prendeva piena consapevolezza della propria osenità, della propria bruttezza. Perché la “tragedia” di Rebecca è di essere una donna brutta, di essere stata una ragazza brutta, di essere stata una bambina brutta. Brutta nel corpo. Un corpo che, però, contiene un dono. Come quello di Aldo Nove, il cui libro, anche solo l’averlo scritto, vale quanto un dono.

Io veramente era qualche giorno che volevo scrivere un pezzo sul libro di Nove, sullo stile spoglio eppure denso di significanti e significati, sul vuoto e sul pieno, su come risaltino in alcune pagine gli oggetti, la pietas per gli oggetti, sul rapporto strettissimo tra poesia e pornografia, e sulle ultime pagine del libro. Su come si possa utilizzare la scrittura in tanti modi e per tanti scopi e si possano scrivere per anni romanzi (Amore mio infinito) e racconti che forse non sono altro se non tappe di avvicinamento, stazioni, approssimazioni a quanto di più privato ci portiamo dentro. A quanto di più doloroso abbiamo attraversato. Tutte tappe necessarie per poter poi affrontare e risolvere in maniera definitiva i fantasmi. A molti scrittori è capitato così, e pensavo a quel libro assoluto, totalizzante che è I miei luoghi oscuri di James Ellroy. Ma anche, per esempio, al disco del 1992 di Lou Reed, Magic and loss. Insomma, volevo scrivere un pezzo che tenesse conto di tutto questo, ma anche del male in letteratura, del rapporto con il male e con il corpo che tanto contraddistingue certa scrittura contemporanea (Il male naturale di Giulio Mozzi, Il mio nome è Legione di Demetrio Paolin, Il nemico di Emanuele Tonon), e poi non l’ho fatto.  Non finora almeno. Non fino alle 21:38 di venerdì primo aprile 2011.

Gianluca Minotti


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