Archivio per luglio 2011
LETTURE ESTIVE:
ciò che nessuno mai vi dirà sul leggere in spiaggia e su altre cattive abitudini
L’estate, si dice, è la migliore stagione per leggere. Si ha più tempo libero e siccome il tempo libero non può restare libero e bisogna pure occuparlo in qualche modo, ecco che si legge di più. In città: prima, durante e dopo il riposino pomeridiano; al mare: sdraiati sul lettino (o allettati sulla sdraio), quando non si sa cosa fare s’infila sbadatamente una mano nella borsa di tela arancione per prendere quel libro acquistato giusto il giorno prima di partire, insieme alle creme solari e alle ciabatte da mare, nello stesso reparto, con lo sconto del venticinque per cento ma di marca buona, addirittura L’Oréal. Spalmare con cura per evitare scottature. Ora, io dovrei smetterla una volta per sempre di fare dell’ironia su un argomento così serio come quello dei libri, ché ognuno è libero di leggere o meno e se leggere vuole, di leggere ciò che gli pare, aggrada e piace. Per cui non do nessun consiglio di lettura: ne sono pieni giornali, siti internet, rubriche televisive: tutti a parlare di libri e tutti a dar dritte e rovesci, e che fai, non leggi l’ultimo thriller che ha spopolato in America? Solo che nessuno ci dice che in America quel libro l’hanno letto l’inverno precedente e non l’estate, perché un conto è un libro invernale un altro è un libro estivo. Provare per credere. Si prenda un libro tipicamente invernale, non so, Il dottor Zivago – notoriamente un titolo americano contemporaneo – e lo si porti al mare con la famiglia: tutta la neve si scioglierà in meno di mezz’ora rivelando l’artificiosità del meccanismo narrativo. Come un castello di sabbia appunto. Ma perché, piuttosto che leggere, nessuno consiglia a coloro che vanno al mare di fare dei bellissimi castelli di sabbia con i bambini? Fare castelli di sabbia è meglio di leggere, l’importante è avere con sé dei bambini. Coloro che ancora non ce l’hanno, farebbero bene ad affrettarsi a farli ché siamo già a fine luglio e c’è rimasto poco tempo per balneare.
Una volta un amico mi disse che leggere al mare equivale a non leggere il mare e che leggere in città equivale a leggere la città. E leggere in montagna?, gli chiesi. Non lo sapeva. Lui non era mai stato in montagna ma una volta al mare aveva letto un libro di un ragazzo di città che si reca in montagna e che trascorre così tanto tempo a leggere che a un certo punto è sorpreso dalla notte e non sa più tornare indietro. In montagna, concluse il mio amico, bisogna stare attenti e non distrarsi, pena smarrirsi o, ancor peggio, scivolare e cadere in un crepaccio.
Quando leggere non fa bene, insomma, ché nessuno lo ammetterà mai, salvo poi verificarlo di persona: ho visto signore ustionarsi al sole per colpa di certi romanzi. E questo nonostante le suddette creme e protezioni che proteggono fino a una certa esposizione, dopo la quale, è risaputo, anche la carta brucia: a 232,78 °C.
Gianluca Minotti
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Un unicorno ti trafiggerà
Freaks Edizioni
pp. 120
€ 10
Lorenzo è un giornalista, e come tutti i giornalisti ne avrà viste e sentite di cotte e di crude. Ma mai come questa volta. È diretto a Roma per un servizio e durante il viaggio fa una sosta in un paesino toscano per passare la notte. Un paesino apparentemente tranquillo, ché i paesini toscani son noti proprio per essere tranquilli. Ma può essere tranquillo un paesino a ridosso di un bosco dove si aggira una lupa, un folletto irlandese che beve latte sognando la Guinness, un vampiro che succhia soltanto grappoli d’uva, un supereroe in calzamaglia e mantello pronto a combattere contro la maleducazione e un enorme cigno bianco? E in più – udite udite – dove sotto lo stesso tetto convivono, pur non conoscendosi tra loro perché nessuno li ha mai presentati l’un l’altro, cinque inglesi così ripartiti: due coppie gay e una donna? Lorenzo affitta una camera nella Villa T. gestita da Rosamariadelfina, Gioialauralucia e Silviaincantatabeatrice: nove nomi per tre donne il cui gatto si chiama Iago. Incuriosito da tante stranezze, Lorenzo vuole saperne di più per scrivere un pezzo o forse un romanzo, ma qualcuno giustamente gli farà notare che: «Oh, no, un romanzo no. Poi penserebbero che è inventato. Scriva articoli». Poi il pomeriggio successivo al suo arrivo, camminando nel bosco, Lorenzo trova un uomo impiccato a un albero e allora la piccola comunità, che fino a quel giorno aveva comunque tollerato la presenza delle strane creature, decide di dar loro la caccia.
Lorenzo, mi verrebbe da dire, è un nome proprio di personaggio che ritorna spesso. E questo mi piace. Mi piace l’incanto e il disincanto, mi piace la linea di demarcazione presente in questo romanzo di Giorgio Pirazzini che separa il villaggio dal Bosco delle Felci, e ancor prima, il villaggio dal resto dell’Italia. Come in certi film dove i protagonisti, varcato un confine, un cartello, una soglia, entrano in un mondo dove tutto ciò che valeva prima non vale più e le certezze vacillano e le ombre si allungano e il tempo scorre diversamente. Tutto quello che sei stato conta poco e devi ricominciare daccapo. A fronteggiare le tue paure ancestrali, a chiederti se le hai davvero elaborate. Perché quando sei grande impari che i folletti, i mostri, i vampiri non esistono e che tutto ciò a cui hai creduto da piccolo non è vero. Però, a ben rifletterci, quelle stesse paure, proprio perché sono proiezioni dell’animo umano e personificazioni dei sentimenti primitivi, fino a qualche tempo fa sono state determinanti per la costruzione delle nostre singole identità e quindi della collettività. Oggi, invece, in questa corsa al tempo a diventare grandi senza passare per il “Via” (ricordate il Monopoli?), stiamo contaminando, geneticamente modificando, ammansendo, edulcorando, spuntando quei mostri e vampiri e creature della notte, al punto da ferirli nell’orgoglio. Non fanno più paura a nessuno e così se ne stanno rintanati da qualche parte, umiliati, a chiedersi perché e come mai e dove hanno fallito e che ne sarà di loro.
E ora, dopo essermi divertito a leggere questo libro, scendo in cantina, al buio, a fare due chiacchiere con l’uomo nero, il quale non è, come in molti sono oggi portati a credere, un extracomunitario senza permesso di soggiorno.
Gianluca Minotti
QUI la pagina di Freaks Edizioni dedicata al libro.
Giorgio Pirazzini è nato il 28 ottobre 1977, alla stessa ora in cui a Londra usciva Never Mind the Bollocks. Ha studiato e lavorato in comunicazione tra l’Italia, Lisbona e Londra. Dal 2007 vive felice – a Parigi. La Parigi di inizio secolo ha sempre un certo fascino.
Lo strano caso della bambina con il sole nei capelli
Andrea Palazzo
Il Ciliegio ed.
€ 14,00
Il libro di Andrea Palazzo è un racconto il cui protagonista è un ragazzino dalla non ben specificata età. Potrebbe avere al massimo undici o dodici anni ma la maturità dimostrata e, in un brano, il riferimento a un insegnante di latino mettono in discussione questa ipotesi.
Il protagonista si chiama Guy e vive con i genitori: il padre, di religione cristiana, è uno scrittore; la madre, ebrea, un famoso avvocato. Deve proprio a lei il suo nome, dato che la donna ha una speciale devozione per lo scrittore Guy de Maupassant. Nella sua pur giovane vita, Guy ha dovuto affrontare due importanti perdite: quella della nonna e dell’amico d’infanzia Nicolas.
Nel racconto è Guy il narratore/protagonista. Come spesso avviene, il ragazzo cerca di combattere i brutti ricordi, i traumi rifugiandosi in mondi immaginari, siano essi fatti di parole che di sogni, e la scrittura ne diventa il mezzo ideale.
Al momento della narrazione è estate e Guy si trova nella casa del nonno. Approfittando di una sua assenza insieme alla madre, trova il coraggio di andare in soffitta, cercando di scoprire ciò che a volte turba il suo sonno. Egli, infatti, sente provenire da lassù degli strani rumori…
Palazzo, attraverso una narrazione limpida e uno stile molto attinente alla giovane età del protagonista, veicola alcuni messaggi positivi attraverso espedienti semplici e anche fantasiosi. L’amicizia, il rispetto, la tenacia trapelano nel testo insieme, soprattutto, al ricordo della Shoah: il nonno è un sopravvissuto di un campo di concentramento e anche Emily, il fantasma che incontra in soffitta, è legata all’orrore nazista.
Guy è stato segnato dalla scomparsa di Nicolas. I due, qualche anno prima, stavano osservando curiosi degli animali in campagna, presso una casa, quando vennero presi e rinchiusi. Guy è rimasto così traumatizzato dall’esperienza (lui riuscì a fuggire al contrario del giovane amico) da ricordare l’evento come un episodio di fiaba, con tanto di strega nera e di un coniglio gigante con cui parlare e progettare piani per liberare Nicolas.
Alla fine tutto si risolverà, Guy ed Emily riusciranno a raggiungere quella serenità a lungo agognata, ognuno nel suo mondo e anche Nicolas potrà essere finalmente ricordato senza più tristezza.
Palazzo intreccia sapientemente vita reale del bambino, sogni, fantasia e apparizioni paranormali, e al lettore sembra tutto verosimile e degno di commozione.
Il testo è scritto molto bene, ogni personaggio è ben caratterizzato e funzionale al racconto, Lo stile sobrio, adatto all’età del narratore, non cade mai nel banale o nel noioso e dimostra, semmai, lavoro e studio.
Mary Zarbo
Andrea Palazzo è nato a Pontremoli nel 1970 e vive a Virgoletta, un piccolo borgo dell’alta Toscana. Oltre a gestire una pizzeria, porta avanti la sua passione per la scrittura. Ha scritto Sette mondi – la profezia delle sette lune edito da Cicorivolta Edizioni. Lo strano caso della bambina con il sole nei capelli è la sua seconda opera.
Francesco Scardone
Ciesse ed. 2011
Il romanzo Anime tagliate di Francesco Scardone già nelle prime pagine non lascia indifferenti: le descrizioni sono molto accurate (forse troppo), sconcertano e coinvolgono il lettore.
Il giovane protagonista (il racconto è in prima persona) per tutta la vita sarà condizionato dalla presenza materna acida, fredda e a tratti crudele. In questo romanzo il noto complesso di Edipo viene invertito: il figlio ha un complicato rapporto di odio/dipendenza dalla madre che vorrà, fin dall’infanzia, sopprimere. Ma questo non risolverebbe i suoi problemi: difatti, quando, per un cancro, la madre viene a mancare, il giovane sente che la crudeltà materna, il suo modo tutto particolare di volere “il bene del figlio” lo motivava, dava quasi un senso al suo esistere, alla sua sofferenza.
Nel romanzo si alternano ricordi, flashback che spiegano il presente; altre volte, invece, si descrivono eventi che il lettore non sa se attribuire alla fervida fantasia del protagonista o a fatti realmente accaduti.
Tutti i personaggi hanno qualcosa di morboso, di negativo, che prima o poi trapela agli occhi degli altri o solo del ragazzo. Ad esempio, la madre così perfettina non soltanto reca del male psicologicamente al figlio ma in pratica anche alle persone e agli animali a lui vicini, e la collega del supermercato si scopre essere una bulimica guardona nella sua sofferta solitudine.
Il giovane, oggetto di scherno per le sue fattezze insolite, sfoga tutta la sua rabbia per il presente e per il passato su vittime innocenti.
Il personaggio è molto complesso: Scardone è molto bravo nel descrivere i pensieri, l’infanzia, l’adolescenza del protagonista del suo romanzo.
Non c’è riscatto vero e proprio, la sofferenza non è vista come espiazione o redenzione. C’è una ricerca sul perché del dolore, della vita meschina e senza senso dell’uomo in generale ma la risposta non si troverà da nessuna parte.
Il lettore viene spiazzato, però, da brani commoventi, in cui appare uno spiraglio di luce nel buio del male: ma quella porta viene subito chiusa, e tutto ripiomba nell’oscurità di un io sopraffatto dagli sberleffi di un inconscio sofferente, agonizzante, buono soltanto a ferire altre anime con tagli profondi.
Mary Zarbo
FRANCESCO SCARDONE nasce nel novembre 1989 a Torre Annunziata (NA).
Diplomato al liceo classico frequenta ora il corso di laurea in Lettere moderne.
Ha esordito nel 2010 con il romanzo Necrophylia. Ha pubblicato vari racconti su antologie e riviste specializzate.
Tra i suoi autori preferiti: Dostoevskij, Palahniuk, Kerouac. I suoi riferimenti cinematografici: Lars Von Trier, Fellini, Bergman.
I Quaderni di Fantascienza
Posted on: 16 luglio 2011
- In: editoria | iniziative
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Riceviamo e pubblichiamo volentieri il seguente
COMUNICATO STAMPA
Una nuova voce per la fantascienza italiana: I Quaderni di Fantascienza
In uscita in questi giorni, per i tipi delle Edizioni Il Papavero, il primo numero de I Quaderni di Fantascienza.
Si tratta di una nuova collana, curata dallo scrittore Vito Introna, che ospiterà racconti SF d’impianto tradizionale, firmati non solo da autori già noti al pubblico specializzato, ma anche da nuove e promettenti leve dell’ambito fantascientifico italiano.
Sia il curatore Introna – egli stesso autore SF, da poco approdato in libreria col romanzo Antiche Guerre Cosmiche – che l’editore, Donatella De Bartolomeis, si dicono convinti della necessità di varare una nuova testata antologica, in un panorama editoriale non sempre pronto a recepire le novità: si assiste infatti a un forte ritorno della fantascienza, dal cinema alla televisione, ai videogame. A tanto fermento non sembra però corrispondere un’adeguata presenza in libreria.
L’iniziativa de I Quaderni di Fantascienza punta allora a cercare di colmare tale lacuna, nel tentativo di smuovere le correnti dello… spazio fantascientifico di casa nostra, valorizzando nel contempo i numerosi talenti che hanno entusiasticamente posto la penna al servizio della nuova rivista.
Il primo numero, dal titolo L’alieno in te, ospita racconti di Elvira Scarpello, Diego Bortolozzo, Luigi Milani, Alessio Gallerani e Marco Milani.
Edizioni Il Papavero
Tel. +39 338 7780160
- In: recensioni | video
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- Sangue e fango
- di Alessandro Vigliani
- Asso Edizioni
- pp. 192
- € 13,00
Metti una città qualsiasi, un tizio, un lavoro, abitudini, noie… e poi, pam, aggiungi l’imprevisto, la follia, un messianismo spicciolo che invade orecchie e luoghi.
Sangue e fango di Alessandro Vigliani è un romanzo che frulla la realtà e vi aggiunge quel giusto goccio di fantasia. Ti prende da subito, ti afferra per la gola e ti lascia andare, non senza nostalgia e commozione, solo quando arrivi alla fine, che in effetti si rivela una specie di inizio/prosecuzione in cui scopri rispetto e un ghigno beffardo.
Vigliani è bravo, il ritmo impresso è veloce, usa con cura le parole e le reiterazioni, inoltre sa rendere efficaci e credibili scene quasi cinematografiche.
Asso è il personaggio che prevale e quello, secondo me, che gli è riuscito meglio, anche se gli altri sono ben caratterizzati.
Come dimenticare il lezzo fetido, le ferite purulenti, i suoi denti gialli e i capelli lunghi e sporchi?
Incredibilmente affascina e respinge, e i suoi modi, a tratti grezzi, sono veri, così come le sue parole.
Non aggiungo altro: spero di aver stuzzicato un po’ la curiosità di chi mi sta leggendo!
Mary Zarbo




