literaid

Archivio per giugno 2012

Aethra

Michalis Manolios

E-book

Kipple Officina Libraria

2011

Un omicidio, un’artista speciale, la Grecia: questi gli ingredienti all’apparenza semplici di un racconto intrigante scritto da Michalis Manolios.

Il commissario Costas indaga sull’omicidio di un critico d’arte, Dimou, trovato morto nella villa di Aethra. La donna, diventata famosa per le sue creazioni semi-coscienti, i cloni di se stessa, accoglie  con modi gentili il commissario. Il poliziotto, dallo stupore e dalla fascinazione iniziali passa alla diffidenza, al distacco, all’indagine pura fino ad arrivare a scoprire una sorprendente verità.

Mary Zarbo

L’autore

Michalis Manolios e’ nato nel 1970 ed è un ingegnere. Suoi racconti sono apparsi sulla versione greca di “Asimov’s Science Fiction”, la rivista di fantascienza e fumetti “9″ del giornale “Eleftherotypia”, e altre pubblicazioni e antologie greche. Vive felicemente ad Atene con la sua famiglia. “Aethra” è stato pubblicato in greco su “9″ (2001) e successivamente nell’antologia di racconti “…kai to teras” (Triton, 2009). E’ risultato il racconto vincitore del concorso internazionale AEON AWARD 2010 indetto dalla rivista ALBEDO ONE. Il testo orginale greco è stato tradotto in inglese da Thalia Bisticas mentre quello in italiano da Francesco Verso.

La casa editrice

http://www.kipple.it/

Segnaliamo l’uscita di

Il canto oscuro, scritto da Alessio Brugnoli, vincitore del Premio Kipple 2011.

Questo romanzo ci regala un ottimo esempio di steampunk di ambientazione “romana”: un panorama d’inizio secolo in cui le sorprese tecnologiche non mancano e l’azione si snoda tra eleganti teatri dell’opera, antiche residenze decadute, bische e la classica Roma “sparita”. Sullo sfondo di un’indagine, partita per scoprire il responsabile di un crimine, si muove il principe Andrea il quale diventerà, suo malgrado, testimone di un tempo di trasformazione, un tempo che segnerà l’avvento di un nuovo modo di concepire l’elaborazione elettronica.

 http://www.kipple.it/


Marco Candida

Bamboccioni voodoo

Historica

La raccolta di racconti  di Marco Candida si compone di storie fresche, in cui il paranormale si insinua in vite spesso grigie e le colora, di solito di rosso, il rosso del sangue.

L’evento inatteso, incredibile, scardina le certezze e fa affiorare acredini, violenze, istinti sonnacchianti sotto il peso di abitudini e maschere sociali.
L’autore miscela sapientemente serio e faceto, ironia e dramma. Non mancano neppure riferimenti autobiografici, richiami letterari e legami tra le storie.
Candida gioca, con stili e parole, e anche nei racconti più horror il lettore ha l’occasione di
sorridere.
Inoltre, pure in situazioni tra le più strane, il lettore può cogliere input per riflessioni varie, come in questo brano:

«Stephen King è un gigante pazzesco.»
«He writes nothing. Okay, he’s a terrific writer, but at the end of his novels you don’t have anything.»
«Invece io ne ho sempre moltissimo e ti dirò anche perché: perché alla fine i suoi racconti sono costruiti talmente bene che, se non altro, hai il messaggio universale che ti proviene da un qualunque lavoro fatto bene ovvero che è un lavoro fatto bene, cazzo. Noi italiani questo gusto lo abbiamo perso da un bel po’. Tutte quelle strane teorie per cui un’opera d’arte dev’essere mostruosa o quei romanzi non finiti perché altrimenti si sarebbe caduti in qualche cliché… Balle. La cosa che un dilettante fa subito dopo “aver capito tutto” è “scrivere capolavori”, è “fare quello che gli pare”, tanto lui “ha capito tutto” e subito “tutto” gli “va a noia.” Dilettanti. Stephen King non è un dilettante. E poi è un brav’uomo, anche se alimenta paure nuove nella testa della gente.»
Stephen King sta per scagliare addosso ai due malcapitati l’incantesimo che ha trovato sul libro da quattro milioni di dollari, sottratto all’ultimo a Umberto Eco di Alessandria,
quando si ferma commosso dalle parole di Marino. «Holy shit! This poor bastard loves me. He loves me!», mormora.
(p.86)

Segnalo in particolare i seguenti racconti:
- Bamboccioni Voodoo
- The mist
- Per un abbraccio a Stephen King
- Decoder Sky

Mary Zarbo

La casa editrice:

www.historicaedizioni.com

L’autore:

http://marcocandida.altervista.org/blog/

L’immagine è stata presa da qui:

http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/VoodooDoll

QUI un’altra nostra recensione a un romanzo di Marco Candida.

Storia di un’ora

di Kate Chopin

 

Sapendo che la signora Mallard soffriva d’un disturbo al cuore, furono prese molte precauzioni per rivelarle la notizia della morte di suo marito con quanta delicatezza fosse possibile.

Fu sua sorella Josephine a dirglielo, in frasi smozzicate, con velati accenni che rivelavano ciò che veniva lasciato per metà nel non detto. Era presente, accanto a lei, anche Richard, l’amico di suo marito. Era lui che s’era recato all’ufficio del giornale, quando era giunta notizia del disastro ferroviario, con il nome di Brenly Mallard che apriva la lista dei «deceduti». S’era dato solo il tempo di assicurarsi sulla verità della notizia con un secondo telegramma, poi, portando il triste messaggio, s’era affrettato a metter sull’avviso ogni amico meno attento, meno delicato di lui.

La signora Mallard non ascoltò la notizia paralizzata dall’incapacità di accettarne il significato, come fanno tante donne a cui è toccata la stessa sorte. Scoppiò invece immediatamente a piangere, con improvviso e sfrenato abbandono nelle braccia della sorella. Ma non appena la tempesta del dolore si fu placata, si ritirò nella propria stanza, da sola. Non volle che nessuno la seguisse.

Nella stanza, innanzi alla finestra aperta, c’era una comoda e spaziosa poltrona. Qui si sedette, trascinata da una stanchezza fisica che sembrava penetrare anche nella sua anima.

Di lì poteva vedere, nell’aperta piazza di fronte alla casa, le cime degli alberi tutti percorsi dai fremiti della nuova vita di primavera. Nell’aria si sentiva il piacevole odore della pioggia. Nella strada sotto casa un ambulante annunciava le proprie merci. Le note di una canzone lontana che qualcuno stava cantando arrivavano fioche al suo orecchio, e un’infinità di passeri cinguettavano dalle grondaie.

Tra le nubi che s’erano adunate e ammassate una sull’altra verso oriente, di fronte alla finestra, si vedevano qua e là dei ritagli di cielo azzurro.

Lei sedeva col capo appoggiato all’indietro sul cuscino della poltrona, assolutamente immobile, salvo per qualche singhiozzo che le saliva in gola e la scuoteva, come un bambino che ha pianto prima di addormentarsi e che continua a singhiozzare anche nel sogno.

La signora Mallard era giovane, con un volto bello e calmo, nelle cui linee si leggeva qualcosa di represso e anche una certa forza. Ma ora nei suoi occhi c’era qualcosa di fisso e spento, con uno sguardo che si concentrava laggiù lontano, in uno di quei ritagli di cielo azzurro. Non era uno sguardo meditativo, piuttosto un segno di sospensione del pensiero intelligente.

C’era qualcosa che stava per arrivarle, e lei lo aspettava, in uno stato d’ansia. Cos’era? Non lo sapeva; era qualcosa di troppo sottile e inafferrabile per dargli un nome. Ma lei lo sentiva, come se scivolasse fuori dal cielo, e la raggiunse attraverso i suoni, i profumi, i colori che riempivano l’aria.

Ora il suo seno si sollevava e abbassava in stato di agitazione. Lei cominciava a riconoscere la cosa che si stava avvicinando e che l’avrebbe posseduta, e lottava per respingerla con la forza di volontà: ma non meno disarmata di quanto sarebbero state le sue mani bianche e affusolate.

Quando si lasciò andare all’abbandono, le sfuggì dalle labbra semiaperte una piccola parola appena sussurrata. La ripeté di nuovo e di nuovo a fior di labbra: «libera, libera, libera!». Lo sguardo fisso e vacuo, assieme all’occhiata di terrore che era seguita, sparirono dai suoi occhi. I suoi occhi restarono ora intensi e luminosi. Il polso le batteva rapido, e il sangue che fluiva nelle sue vene ora scaldava e portava un senso di distensione in ogni centimetro del suo corpo.

Lei non smetteva di chiedersi se la gioia che la possedeva fosse o non fosse una gioia mostruosa. Una percezione chiara e intensa della cosa le permise di liquidare quell’idea come futile.

Sapeva che avrebbe pianto di nuovo, vedendo quelle mani gentili, tenere, ora incrociate nella morte; e vedendo il viso che mai s’era voltato verso di lei se non con amore, ora grigio e irrigidito e morto. Ma oltre quel triste momento, vedeva una lunga processione di anni a venire, che sarebbero appartenuti soltanto a lei. E aprì le braccia, spalancandole, per dare loro il benvenuto.

Negli anni che stavano per venire, non ci sarebbe stato nessuno per cui dover vivere; avrebbe vissuto soltanto per sé. non ci sarebbe stata nessuna potente volontà che piegava la sua, nella cieca ostinazione con cui uomini e donne credono d’avere il diritto d’imporre la loro personale volontà al proprio simile e compagno. in quel breve momento d’illuminazione, un tale atto non le parve iniquo, che fosse compiuto con buone o con cattive intenzioni.

E tuttavia lei aveva amato suo marito – qualche volta.

Spesso no. Che importanza aveva? Cosa contava l’amore, questo mistero irrisolto, di fronte alla possibilità di rivendicare la propria esistenza, che d’un tratto riconobbe come il più forte impulso del suo essere?

«Libera! Anima e corpo, libera!» continuava a bisbigliare.

Josephine era in ginocchio davanti alla porta chiusa, con le labbra sul buco della serratura, implorando di essere ammessa nella stanza. «Louise, apri la porta! Ti prego, apri la porta! Finirà che ti fai del male! Cosa stai facendo Louise? Santo cielo, apri la porta!»

«Vattene! Non mi sto facendo del male.» No, al contrario, stava sorbendo la sostanza stessa dell’elisir della vita, attraverso questa finestra aperta.

La sua fantasia galoppava in una corsa sfrenata attraverso i giorni che la attendevano. Giorni di primavera e giorni d’estate, ogni tipo di giorni che sarebbero stati soltanto suoi. sussurrò una svelta preghiera che la vita potesse esser lunga. soltanto il giorno prima aveva pensato rabbrividendo che la sua vita avrebbe potuto durare molto tempo.

Infine si alzò e aprì la porta per far cessare l’insistenza della sorella. Nei suoi occhi c’era uno spasmodico trionfo, e senza accorgersene aveva il portamento di una dea della Vittoria. Prese la sorella per la vita, e insieme scesero la scalinata. Richard le aspettava in basso.

Qualcuno stava aprendo la porta di cassa con la chiave. Era Brenley Mallard, che entrò, sporco per il viaggio, portando in mano pacificamente la borsa e l’ombrello. S’era trovato lontano dalla scena dell’incidente e non sapeva neanche che fosse accaduto. Rimase a bocca aperta sentendo l’acuto strillo di Josephine, mentre Richard con rapida mossa cercava di nasconderlo alla vista di sua moglie.

Ma Richard non fece in tempo. Quando vennero i dottori, dissero che la signora Mallard era morta per un collasso cardiaco: la gioia che uccide.

 

The story of an Hour, 1894

(trad. di Gianni Celati)

tratto da

Storie di solitari americani

BUR

Laura Liberale

Madreferro. Saga familiare minima

Perdisapop

Collana: Arrembaggi

pp. 152

€ 10,00

 

Il sei giugno, per il Gruppo Perdisa Editore, esce Madreferro. Saga familiare minima, di Laura Liberale.

Dopo aver perso entrambi i genitori, una giovane studiosa torna al suo paese d’origine, nella campagna piemontese, con l’unico scopo di ritirarsi a scrivere indisturbata. Al suo arrivo scopre però che il luogo in cui è cresciuta nasconde qualcosa di impensabile: racconti, ricordi e documenti di una storia misteriosa, tasselli da ricomporre per dare forma a un mosaico di episodi legati a rituali antichi, qualcosa di oscuro che riguarda in particolare le donne della sua famiglia. Un racconto magnetico, colto e suggestivo, sul passato che riaffiora tra memoria e mitologia popolare. Una scrittura finemente cesellata, semplicemente impeccabile: il secondo, atteso romanzo di Laura Liberale.

Laura Liberale è nata a Torino nel 1969 e vive a Padova. Studiosa di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente, dopo la laurea ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Studi Indologici. Dal 2006 tiene corsi e seminari di scrittura creativa. Autrice di saggi indologici, insegnante e bassista, ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi di poesia e narrativa. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, Tanatoparty (Meridiano Zero) e la silloge poetica Sari – poesie per la figlia (d’If ); nel 2011, la raccolta di poesie Ballabile terreo (d’If). È inoltre tra gli autori di Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012).


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