Sandro Onofri e il furore della curiosità

«Io non voglio insegnarvi più niente. Certo non la letteratura, per la quale l’unica cosa da imparare è che la si ama per un mistero inspiegabile, in virtù del quale un frutto così tortuoso e complicato dell’intelligenza di certi uomini, riesce a dare una gioia così naturale, un’esaltazione tanto spontanea. Basta, lo giuro col “realismo di Dante” (la faciloneria  più meschina), col “pessimismo di Leopardi” (l’idiozia più feroce), “la Provvidenza del Manzoni” (la più noiosa delle mezze verità): tutti concetti preconfezionati ad arte per disinnescare la poesia ed evitare il trauma (“La terza specie di mania ed invasamento delle Muse”, dice Platone!)…».

«Io non mi sento più in grado di insegnarvi niente. Ho il terrore di volervi anche io come l’istituzione vi vuole, “intelligentemente critici”, un eufemismo per dire passivi, e “costruttivi”, cioè consenzienti. Posso tutt’al più raccontarmi, e raccontarvi. Cercare di contagiarvi con il furore della curiosità e del dubbio. Questo possiamo fare ancora insieme».

Sandro Onofri, tratto da Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini&Castoldi, 1997.

Gianluca Minotti

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