Contro l’editoria a pagamento: il caso dell’editor in maniototo

Non so quanti di voi stiano seguendo le disavventure del “redattore da laboratorio”, un editor anonimo che lavora presso una casa editrice a pagamento. Nel suo blog, Editor in maniototo, se ne possono leggere di cotte e di crude. Un articolo apparso su Books Blog.it a firma di Lara Facondi, ce lo ricorda. Segnalandolo in maniera egregia a tutti coloro che ne sono all’oscuro. Del blog e di cosa si possa nascondere dietro le  quinte di una casa editrice a pagamento.

Riportando di seguito l’articolo di Lara, vi lasciamo con un mistero: il nome, il volto – l’identità, insomma –  di quest’uomo (o donna?) e delle sue dolenti, eversive, grottesche e sconcertanti memorie del sottosuolo italoneozelandese.

Quello che vado a porre alla vostra attenzione è un blog sul mondo dell’editoria, ideato da chi, al suo interno, occupa una posizione privilegiata. Ma non di editoria in generale si parla, bensì di quel ramo del settore attaccato, condannato, tollerato e, in alcuni casi, anche difeso, che è l’editoria a pagamento. L’ignoto autore del blog, che vi consiglio caldamente di leggere, è un editor che per utilizzare un abusato luogo comune “sputa nel piatto in cui mangia”. E lo fa in maniera egregia. Immaginiamo che il suddetto redattore lavori in quella che definisce una caga editrice e che dopo anni di silenzio e budella attorcigliate abbia deciso di mettere a conoscenza l’universo della rete di cosa accada davvero negli uffici di un editeuro. Ma andiamo con ordine. Per chi non l’avesse intuito la caga editrice “espelle nel mondo le cose scritte dai pagautori”, termine designato per coloro che “esborsano denaro per vedere le proprie opere pubblicate”, mentre l’editeuro , che citavamo qualche rigo più su, “decide a quali traspiranti scrittori indirizzare una proposta editeuriale che compia il loro destino di scritteuri“. Ho citato solo alcuni dei termini coniati dallo sconosciuto editor, ma nel blog troverete un lungo ed esilarante glossario. I post raccontano aneddoti, invitano a riflessioni, o propongono delle c-plots , ovvero delle trame a puntate ambientate ovviamente nella caga editrice (da lì la “c”). Per ora c’è la storia di Polonio alla ricerca dell’editor perfetto e “L’invasione dei canoscritti” ancora in corso d’opera (se vi affrettate potete recuperare le prime tre puntate e aspettare con ansia le altre). Ma cos’è, vi sarete forse chiesti, “‘sto Maniototo”? L’autore spiega in inglese (e proviamo a tradurre) che si tratta di una desolata pianura neozelandese, ma soprattutto, per Janet Frame, scrittrice internata per otto anni in un manicomio e autrice appunto di “Vivere in Maniototo”, di un rifugio mentale. La scelta di pescare, per il titolo del blog, dalla produzione letteraria di Janet Frame dovrebbe dare la misura di quanto nello spazio virtuale dell’Editor in maniototo il confine tra follia e realtà sia labile. Ma non vuol dire che i racconti sulla quotidianità di una casa editrice a pagamento siano inventati, soltanto che al grigiore delle vanità degli scrittori e dell’avidità dell’editore si siano voluti opporre i colori della fantasia e della creatività. Uno sfogo costruttivo, insomma.

 

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