Letture estive: ciò che nessuno mai vi dirà sul leggere in spiaggia.

LETTURE ESTIVE:

ciò che nessuno mai vi dirà sul leggere in spiaggia e su altre cattive abitudini

L’estate, si dice, è la migliore stagione per leggere. Si ha più tempo libero e siccome il tempo libero non può restare libero e bisogna pure occuparlo in qualche modo, ecco che si legge di più. In città: prima, durante e dopo il riposino pomeridiano; al mare: sdraiati sul lettino (o allettati sulla sdraio), quando non si sa cosa fare s’infila sbadatamente una mano nella borsa di tela arancione per prendere quel libro acquistato giusto il giorno prima di partire, insieme alle creme solari e alle ciabatte da mare, nello stesso reparto, con lo sconto del venticinque per cento ma di marca buona, addirittura L’Oréal. Spalmare con cura per evitare scottature. Ora, io dovrei smetterla una volta per sempre di fare dell’ironia su un argomento così serio come quello dei libri, ché ognuno è libero di leggere o meno e se leggere vuole, di leggere ciò che gli pare, aggrada e piace. Per cui non do nessun consiglio di lettura: ne sono pieni giornali, siti internet, rubriche televisive: tutti a parlare di libri e tutti a dar dritte e rovesci, e che fai, non leggi l’ultimo thriller che ha spopolato in America? Solo che nessuno ci dice che in America quel libro l’hanno letto l’inverno precedente e non l’estate, perché un conto è un libro invernale un altro è un libro estivo. Provare per credere. Si prenda un libro tipicamente invernale, non so, Il dottor Zivago – notoriamente un titolo americano contemporaneo – e lo si porti al mare con la famiglia: tutta la neve si scioglierà in meno di mezz’ora rivelando l’artificiosità del meccanismo narrativo. Come un castello di sabbia appunto. Ma perché, piuttosto che leggere, nessuno consiglia a coloro che vanno al mare di fare dei bellissimi castelli di sabbia con i bambini? Fare castelli di sabbia è meglio di leggere, l’importante è avere con sé dei bambini. Coloro che ancora non ce l’hanno, farebbero bene ad affrettarsi a farli ché siamo già a fine luglio e c’è rimasto poco tempo per balneare.

Una volta un amico mi disse che leggere al mare equivale a non leggere il mare e che leggere in città equivale a leggere la città. E leggere in montagna?, gli chiesi. Non lo sapeva. Lui non era mai stato in montagna ma una volta al mare aveva letto un libro di un ragazzo di città che si reca in montagna e che trascorre così tanto tempo a leggere che a un certo punto è sorpreso dalla notte e non sa più tornare indietro. In montagna, concluse il mio amico, bisogna stare attenti e non distrarsi, pena smarrirsi o, ancor peggio, scivolare e cadere in un crepaccio.

Quando leggere non fa bene, insomma, ché nessuno lo ammetterà mai, salvo poi verificarlo di persona: ho visto signore ustionarsi al sole per colpa di certi romanzi. E questo nonostante le suddette creme e protezioni che proteggono fino a una certa esposizione, dopo la quale, è risaputo, anche la carta brucia: a 232,78 °C.

Gianluca Minotti

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