Lungo la vita incantata di William Blacker

lungo la vita incantataLungo la via incantata. Viaggio in Transilvania

William Blacker

Adelphi

Collana: La collana dei casi

€ 23,00

pp. 335

2012

 

 

 

A volte le nostre idee, ancora indefinite, o inespresse, oppure riservate alla cerchia dei nostri amici, trovano esplicazione e chiarificazione in un saggio o in un testo letterario, che sembra quasi esprimere ciò che noi andavamo accennando, o stavamo faticosamente abbozzando. Il libro di William Blacker, Lungo la via incantata, è una di quelle opere che si incontrano per caso, poggiato sullo scaffale di una libreria, e che per una strana sorte ci attira, e poi ci rapina con il suo contenuto.
Non è un romanzo, anche se per certi versi, risulta affine a Il ragazzo di Janina di Leonidas Michelis, ovvero sia una sorta di testo narrativo e antropologico. Non lo è perché manca dell’espediente narrativo del greco (la moneta ritrovata che dà l’avvio alla narrazione). Il libro di Blacker è romanzesco solo per il rapporto, intriso di ammirazione e timore, che lo scrittore intrattiene con il mondo degli zingari. Non c’è plot. È una autobiografia, per certi versi, più simile al lontano Cristo si è fermato a Eboli, anche se nel libro di Carlo Levi il mondo contadino appare con tesi accenti di un realismo brutale, quasi espressionista, visto più in negativo che in positivo.
Di che tratta questo libro? È il viaggio di un giovane, di una giovinezza già in declino, che si avventura nel paesi dell’Est Europa, in particolare nella Romania, poco dopo il crollo del comunismo, col desiderio forse di tagliare con la sua nazione e il suo mondo, l’Inghilterra. Ma non trova quella realtà grigia e piatta che gli aveva disegnato la propaganda occidentale. Pieno di stupore e meraviglia per essere entrato in quel mondo delle fiabe russe che aveva letto da bambino, ritrova il senso dell’ospitalità, il ritmo della vita in armonia con la natura. E decide di passare gran parte della sua vita in mezzo a quei contadini del Maramures e della Terra dei Sassoni: veste come loro con gli abiti tradizionali, lavora nei campi, si avvia nelle fiere a fare acquisti – con il carretto e per strade non asfaltate -, partecipa ai riti della comunità.. E si interesserà per proteggere quella realtà oramai minacciata dalla globalizzazione, raccogliendo fondi per restaurare le antiche chiese dei villaggi sassoni. Non è un caso che il suo mentore sia stato Patrick Leigh Fermor, l’autore di Mani: viaggi nel Poloponneso, anch’esso oscillante fra diario di viaggio e ricerca antropologica, mentre il titolo è un omaggio a Bruce Chatwin. Anche il testo di Blacker non è un semplice racconto o la mera testimonianza di un’esperienza di viaggio, ma è stato anche arricchito dalle ricerche effettuate a Bucarest e in Inghilterra. Il mondo contadino del Maramures vi appare grandioso e umile, idilliaco ed epico, tolstojano nella sua purezza e nella sacralità di una vita estraniata dal resto del mondo, che però nulla può contro questo mondo che lo sta lentamente disgregando.

Cleto El. Battista

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