“I segnalati” di Giordano Tedoldi

i segnalati 2 Giordano Tedoldi

I segnalati

Fazi, Le strade

pp. 317

€ 16,00

 

 

 

 

 

E’ un libro che può intossicare. E quindi capisco bene le parole di Nicola Lagioia. Il suo profondo rispetto e riserbo. Anche perché “I segnalati” è davvero un oggetto strano. Quasi unico. Non c’è niente di consolatorio. Niente di facile, semplice, eppure… Eppure la voce narrante è in grado di esercitare un potere enorme sul lettore. Da subito. Fin dall’incipit, che non può essere scorporato da ciò che viene dopo, perché davvero in questo libro ogni passaggio è incomprensibile senza tenere conto della tessitura che lentamente si disegna. Anche se poi mancherà alla fine qualcosa. Come sempre deve mancare in ogni opera d’arte, credo. Noi entriamo in un mondo che prima di questo libro non esisteva, e vediamo una Roma come raramente ci è dato di vedere. Qualcosa in questo libro ricorda “La grande bellezza”. Vi si avverte lo stesso sentimento di una caduta ineluttabile. Di uno smarrimento. Di una dissipazione. Ed è strano, molto strano come Tedoldi descriva le case, gli appartamenti, nei quali più volte il protagonista ritorna, e che ogni volta sono differenti. E poi la musica. La musica che invade in ogni momento la mente del protagonista e gli spazi. Il romanzo è una partitura? Forse. Accade al lettore quanto accade ai protagonisti, che spesso vivono quella che “in gergo musicale si chiama un ripresa, il ritorno di un tema già ascoltato in precedenza”. Ma, forse, con qualche sottile differenza. E’ un libro che richiede al lettore un sacrificio. E’ come un male che non può estinguersi, ma passare dall’uno all’altro. A un certo punto, a pagina 251, leggiamo: “Lo scambio è avvenuto. Un male è passato da un fratello all’altro, tragica ironia della nostra arte mistica, non possiamo annientare un destino, ma solo trasferirlo, scambiarne il nascondiglio.”

Gianluca Minotti

 

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