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Mary

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Festa di compleanno di Luigi Bernardi (in memoria)

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Addio, Luigi Bernardi

Ho appreso stamattina della scomparsa di Luigi Bernardi, un autore a me molto caro di cui ho sempre apprezzato la scrittura e la cordialità.

QUI la mia recensione di Maddalena e le apocalissi e QUI il suo sito.

Mary Zarbo

Alice Munro, premio Nobel per la Letteratura 2013

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Va ad Alice Munro il premio Nobel 2013 per la Letteratura. La rivincita del racconto, verrebbe da dire, perché la scrittrice canadese, nata  a Wingham, Ontario, nel 1931, fin dal suo esordio, nel 1968, con Dance of the Happy Shades, (La danza delle ombre felici, La Tartaruga, 1994 ) fa una scelta precisa: quella di adottare la forma breve come propria misura d’indagine. E allora ecco Lives of Girls and Women, (1971),  Something I’ve Been Meaning to Tell You (1974), Who Do You Think You Are? (1978; pubblicato in Italia nel 2005 da Einaudi con il titolo Chi ti credi di essere?). Sono soltanto i primi libri, eppure la Munro, per ben due volte vince il Governor General’s Award, ovvero, il più importante premio letterario canadese. Già i titoli di queste raccolte sono indicativi. Essi sembrano suggerirci che ogni storia è un’approssimazione. Che il fine di raccontare, non è quello di raggiungere una Verità, una, sola e incontrovertibile, perché tanto non esiste. In questo senso vanno allora intese le parole della stessa Munro, quando afferma: «la memoria è il modo in cui non cessiamo di raccontare a noi stessi la nostra storia e di raccontare agli altri versioni in certa misura diverse della nostra storia».

Ma di cosa parlano le storie della Munro? Di rapporti tra le persone, di giovani donne innamorate, di conflitti interiori, di fughe, dell’impossibilità di fuggire, di aspirazioni, speranze. Di tradimenti, di lampi improvvisi. Di “dolori perfetti”. Dell’umano, insomma, in tutte le sue infinite manifestazioni. “Musica del quotidiano”, l’hanno chiamata, e hanno accostato la Munro a Flannery O’Connor, a Henry James, a Chechov. A Tolstoj. E allora leggerla dobbiamo, e siccome eravamo arrivati a Who Do You Think You Are?, che in realtà è un romanzo in dieci frammenti, ora è la volta di The Moons of Jupiter (1982; Le lune di Giove, Einaudi 2008) e poi: The Progress of Love (1986; Il percorso dell’amore, Serra e Riva, 1989);  Friend of My Youth (1990; Stringimi forte, non lasciarmi andare, La tartaruga, 1998);  Open Secrets (1994; Segreti svelati, La tartaruga, 2000); The Love of a Good Woman (1998; Il sogno di mia madre, Einaudi, 2001); Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage (2001; Nemico, amico, amante…, Einaudi, 2003); Runaway (2004; In fuga, Einaudi, 2004); The View from Castle Rock (2006; La vista da Castle Rock; Einaudi, 2007), fino ad arrivare a Too Much Happiness (2009, Troppa felicità, Einaudi, 2011). E insomma, anche soltanto continuando a giocare con i suoi titoli, non si può non restare piacevolmente colpiti dalle coincidenze: che, di racconto in racconto, lungo una carriera durata più di quarant’anni, la Munro, pur toccando tutte le corde dei sentimenti umani, sia partita proprio dalla Danza delle ombre “felici”, per giungere, con piena e immutata Troppa “felicità”, al traguardo del premio Nobel per la Letteratura.

Gianluca Minotti

È morta la poetessa Wisława Szymborska

 

 

Wisława Szymborska

(Kórnik, 2 luglio 1923

Cracovia, 1 febbraio 2012)

 

 

 

 

 

 

Ringraziamento (da “Vista con granello di sabbia” 1996)

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

Ogni Caso (da “Ogni Caso”, 1972)

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave,
un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Nobel per la letteratura a Tomas Tranströmer

Tomas Tranströmer

(Stoccolma, 15 aprile 1931)

Scrittore, poeta e traduttore svedese, molto conosciuto e apprezzato in Patria, vincitore del Nordic Council’s Literature Prize, dello Struga Poetry Evenings (del quale sono stati insigniti poeti del calibro del cileno Pablo Neruda e degli italiani Edoardo Sanguineti e Eugenio Montale) e del Neustadt International Prize for Literaturenel 1990.

Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà”.

Non ci sono spazi vuoti.

Stupendo sentire come la mia poesia cresce

mentre io mi ritiro.

Cresce, prende il mio posto.

Si fa largo a spinte.

Mi toglie di mezzo.

La poesia è pronta.

da Uccelli mattutini

Grazie, Bonelli

 È morto Sergio Bonelli.

Nato nel 1932, figlio di Gian Luigi Bonelli, il creatore di Tex, è stato uno dei protagonisti della letteratura disegnata. A sua volta sceneggiatore, ha creato i personaggi di Zagor e Mister No.

Molti si sono avvicinati alla lettura come svago attraverso i fumetti.

Io e Gianluca vogliamo rivolgere un pensiero grato a Sergio Bonelli e a tutti gli altri che hanno regalato sogni ed emozioni a noi lettori.