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Inaspettatamente

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INASPETTATAMENTE

“Poi un giorno, poco prima di cena, quando ero già nella casa dove vivo adesso, inaspettatamente, è squillato il telefono. Ho tirato su la cornetta. Ho ascoltato. Una voce mi stava dicendo che esisteva al mondo un editore che intendeva pubblicare il mio libro. Io continuavo ad ascoltare come se la voce stesse parlando di un altro, assente. Dopo tutti quegli anni con la testa nel sacco e tutte quelle bastonate, succedeva di punto in bianco così, come se niente fosse, a quarantaquattro anni passati. Io ascoltavo la notizia di quella cosa che ormai non speravo più succedesse come una cosa che sapevo da sempre sarebbe successa e che quindi non riusciva neppure a stupirmi, rendeva solo più inspiegabile, stupido, inutile, irreparabile tutto quello che era accaduto, tutto il dolore che c’era stato… La voce era di Agnese Incisa, che stava telefonando dalla Bollati Boringhieri. Avevo mandato anche a quell’editore il manoscritto di ‘Clandestinità’, per posta, da sconosciuto, Era successo che una notte, durante una delle mie camminate, ero passato di fronte a una libreria chiusa, dalle luci accese e dalla saracinesca a maglie abbassata. Mi ero fermato a guardare le copertine dei libri appena usciti. Avevo visto che la Bollati Boringhieri stava varando una nuova collana di narrativa. Io allora non sapevo niente, non sapevo neanche chi era Giulio Bollati, che veniva dalla Einaudi dove era stato il braccio destro di Giulio Einaudi, che aveva acquistato la precedente Boringhieri, casa editrice specializzata in testi scientifici e psicanalitici. Così, dopo avere a lungo esitato perché ero ormai troppo stanco di spedire manoscritti e di prendere porte in faccia, proprio come un ultimo tentativo, un ulteriore gesto inutile, faticoso e senza speranza, lo avevo alla fine spedito anche a loro. Adesso la voce mi stava dicendo che il libro era piaciuto anche a Giulio Bollati, che lo voleva inserire nella nuova collana di narrativa appena avviata. Mi stava dando appuntamento a Torino per conoscerci di persona. Ci siamo salutati. Ho messo giù il telefono, sono andato in cucina. – Che telefonata lunga! Chi era? – mi ha chiesto Renata, che aveva già messo la pasta in tavola, e coperto il mio piatto con un altro piatto perché non si raffreddasse. Gliel’ho detto. Ci siamo guardati in silenzio. Anche lei non sapeva che cosa dire. Ci siamo messi a mangiare.”

Antonio Moresco, “Lettere a nessuno”