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Letture recenti

Questi giorni di primavera hanno risvegliato la voglia di leggere sdraiati sull’erba o in riva al mare? Cercate qualcosa che vi intrighi ma non vi stanchi? Ecco due libri per voi,letti da me di recente: Vita, morte e miracoli di Roberto Mandracchia (Baldini & Castoldi) e Dieci giorni da Beatle, scritto e disegnato da Sergio Algozzino (Tunuè).

“Mia sorella ha indicato con la testa le lapidi davanti a noi con sopra le foto dei nostri genitori e dei nostri nonni.

Cusa pensano de noi, mi ha chiesto.

Che siamo ancora vivi, le ho risposto”.

Canio Calicchia vive e lavora a Retolo, è il custode del cimitero. Un cimitero particolare, dato che  ha la forma dell’organo genitale femminile…

I guai di Canio cominciano quando una vecchia afferma di parlare coi morti.

La lettura è davvero piacevole, i personaggi, particolari, curiosi e, direi, paradigmatici, l’uso del linguaggio, di un idioma che somiglia a molti dialetti ma non può ascriversi a uno solo, è una bella trovata dell’autore. Come una canzone il testo viene alleggerito da frasi ripetute in ogni capitolo, dando un ritmo particolare alla lettura.

Nel sottotesto chiari i riferimenti alla società contemporanea, alla corruzione, intimidazione presenti a tutti i livelli.

“Ringo Starr si è ammalato e non potrà partire per il tour mondiale dei Beatles. Ti andrebbe di sostituirlo?”.

Dieci giorni da Beatle, invece, è un bellissimo racconto a fumetti su Jimmy Nicol.

Alla vigilia del tour dei Beatles del 1964 Ringo ha dei problemi di salute e viene sostituito da Jimmy Nicol che, solo poco tempo prima, aveva sottovalutato la bravura dei Fab Four.

La storia scritta e disegnata da Algozzino è un lungo flashback, molto bello e documentato. I tratti sono splendidi e il fumetto si riconferma come mezzo adatto a raccontare qualsiasi storia con un impatto fresco e straordinario.

“Ehi, lo sai che io ho suonato con loro?

Eh? Certo,e io ieri ho cantato con Beethoven!”.

Mary Zarbo

 

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Sandro Onofri e il furore della curiosità

«Io non voglio insegnarvi più niente. Certo non la letteratura, per la quale l’unica cosa da imparare è che la si ama per un mistero inspiegabile, in virtù del quale un frutto così tortuoso e complicato dell’intelligenza di certi uomini, riesce a dare una gioia così naturale, un’esaltazione tanto spontanea. Basta, lo giuro col “realismo di Dante” (la faciloneria  più meschina), col “pessimismo di Leopardi” (l’idiozia più feroce), “la Provvidenza del Manzoni” (la più noiosa delle mezze verità): tutti concetti preconfezionati ad arte per disinnescare la poesia ed evitare il trauma (“La terza specie di mania ed invasamento delle Muse”, dice Platone!)…».

«Io non mi sento più in grado di insegnarvi niente. Ho il terrore di volervi anche io come l’istituzione vi vuole, “intelligentemente critici”, un eufemismo per dire passivi, e “costruttivi”, cioè consenzienti. Posso tutt’al più raccontarmi, e raccontarvi. Cercare di contagiarvi con il furore della curiosità e del dubbio. Questo possiamo fare ancora insieme».

Sandro Onofri, tratto da Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini&Castoldi, 1997.

Gianluca Minotti