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I circuiti celesti, di Emanuele Tonon

i circuiti 2Emanuele Tonon

I circuiti celesti

66thand2nd

Collana: Vite inattese

pp. 128

€ 15,00

Dopo il folgorante esordio con Il nemico. Romanzo eretico, (Isbn Edizioni, 2009; da poco ristampato, sempre dalla Isbn, con l’aggiunta de La mela sulla schiena) e il successivo, La luce prima (Isbn Edizioni, 2011), torna Emanuele Tonon. Per 66thand2nd esce infatti, I circuiti celesti. Una biografia di Marco Simoncelli. Una biografia lirica. Personale. Perché c’è un filo comune che lega i libri di Tonon, un’ostinata ricerca, una lucida ossessione, una mistica: sia quando parla del padre (Il nemico), sia quando si rivolge alla madre (La luce prima), o a Marco Simoncelli, («Avevi allargate le braccia, stavi a cavalcioni sulla moto in corsa. In quella cavalcata trionfale prossima allo svenimento, mentre non riuscivi a respirare costretto dal casco, mentre dovevi raggiungere uno stato di coscienza superiore per ultimare i giri che ti separavano dalla vittoria – quell’euforia così prossima alla gioia – in quella cavalcata tutto si era rivelato: la tua natura angelica, la tua accettazione dell’aria»), Tonon guarda dritto in faccia il dolore con l’intento di trascenderlo. Che non significa cercare facili consolazioni. La sua scrittura è al contempo un canto, una riappropriazione, un omaggio, un gesto d’amore, ma anche un grido feroce per dire l’osceno che è la vita, la luce che in essa c’e e che al contempo contiene l’abisso. Ed è per questo che, nell’incipit sopra riportato, in quella visione di un Marco Simoncelli che, arrivando terzo, si aggiudica il campionato del mondo nella classe 250, c’è già tutto. Soltanto tre anni dopo, in quello stesso circuito – Sepang, Malesia – egli troverà infatti la morte. “Tutto si era rivelato: la tua natura angelica, la tua accettazione dell’aria”. Ne Il Nemico, a pagina 16, (dell’edizione del 2009), Emanuele Tonon scrive: “Tutto accade in quella visione: la scelta di Dio è fatta da sempre, tutto accade sotto i suoi occhi ciechi».

Di seguito, presa direttamente dal sito di 66thand2nd, riportiamo la trama de I circuiti celesti:

La folgorante carriera di Marco Simoncelli, dalle minimoto alla classe regina fino al drammatico incidente di Sepang. Il Sic – come lo chiamavano tutti nel mondo delle corse – non ha vinto tanto, solo alcuni splendidi gran premi e un inatteso mondiale in 250. Eppure con il suo stile di guida arrembante, il sorriso timido e l’inimitabile capigliatura ha incarnato più di altri l’epica del motociclismo, il regno della velocità in cui si riaccende il fascino nobile delle giostre dei cavalieri. I prati, le lance e i cavalli hanno lasciato il posto all’asfalto, alle mescole e all’elettronica: «A sovrastare tutto, però, rimane l’ardimento, l’accettazione e la sconfitta della paura». Procedendo per improvvise illuminazioni, scegliendo di svelare sé stesso davanti all’oggetto del proprio racconto, Tonon compone una biografia lirica ed emozionante di Simoncelli, restituendo il campione romagnolo in tutta la sua umanità, in tutto il talento funambolico espresso tra i cordoli dei circuiti terrestri. «Cosa si cerca quando si corre in moto? È l’immortalità che si vuole raggiungere. I piloti immortali sono rari, vivono nel regno dei cieli, e sono buoni amici».

 Gianluca Minotti

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La luce prima, di Emanuele Tonon

Emanuele Tonon

La luce prima

Isbn Edizioni

€ 15,90

Data uscita: 15 settembre 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo Il nemico (Isbn Edizioni, 2009), romanzo d’esordio, atto d’accusa contro “l’insopportabile ingiustizia dell’esistere”, Emanuele Tonon volge il suo sguardo alla madre, sempre esistita e che sempre sarà, esattamente come la prima luce: la luce che si sprigionò quando, dopo l’origine del cosmo, si formarono le prime stelle.

QUI la scheda del libro

QUI l’intervista a Emanuele apparsa su Affaritaliani.it il 9 maggio del 2011

Emanuele Tonon è nato a Napoli nel 1970. Vive in provincia di Gorizia. Con Il nemico ha vinto nel 2009 il premio letterario Esor-dire.

La vita oscena di Aldo Nove e La vita accanto di Mariapia Veladiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Li sapevo entrambi da un po’. Della loro pubblicazione. E ora li ho qui, uno sulla sinistra, alle spalle, come può essere alle spalle un libro letto, e l’altro sulla destra, davanti, ché lo sto leggendo proprio ora. La vita oscena di Aldo Nove e La vita accanto di Mariapia Veladiano. Uno contro l’altro, uno di fianco all’altro. Uno accanto all’altro che ne duplica l’oscenità. L’oscenità di “esistere sul ciglio estremo del mondo”. L’autobiografia romanzata di Nove e la  storia di Rebecca. La malattia, la morte dei genitori, la depressione, il tentativo di annullarsi fisicamente, di annichilirsi, la droga, il parossismo del sesso: questa è la vita oscena. Il tutto compiuto con l’intento preciso di umiliarsi, di forzare la vita, di azzerarla il più possibile, di oltrepassare sempre di più la soglia, scivolare nell’abisso, giù, sempre più giù, in una Via Crucis verticale. Abiezione, certo. Ma anche estrema sincerità. In alcune interviste Aldo Nove ha parlato proprio della sincerità con cui si è raccontato, laddove per “sincerità” va inteso anche il lavoro di precisione fatto sulla lingua e sullo stile. “Niente effetti speciali”, ha detto. Ora, io mi immagino che mentre lo diceva, la Rebecca di Mariapia Veladiano prendeva piena consapevolezza della propria osenità, della propria bruttezza. Perché la “tragedia” di Rebecca è di essere una donna brutta, di essere stata una ragazza brutta, di essere stata una bambina brutta. Brutta nel corpo. Un corpo che, però, contiene un dono. Come quello di Aldo Nove, il cui libro, anche solo l’averlo scritto, vale quanto un dono.

Io veramente era qualche giorno che volevo scrivere un pezzo sul libro di Nove, sullo stile spoglio eppure denso di significanti e significati, sul vuoto e sul pieno, su come risaltino in alcune pagine gli oggetti, la pietas per gli oggetti, sul rapporto strettissimo tra poesia e pornografia, e sulle ultime pagine del libro. Su come si possa utilizzare la scrittura in tanti modi e per tanti scopi e si possano scrivere per anni romanzi (Amore mio infinito) e racconti che forse non sono altro se non tappe di avvicinamento, stazioni, approssimazioni a quanto di più privato ci portiamo dentro. A quanto di più doloroso abbiamo attraversato. Tutte tappe necessarie per poter poi affrontare e risolvere in maniera definitiva i fantasmi. A molti scrittori è capitato così, e pensavo a quel libro assoluto, totalizzante che è I miei luoghi oscuri di James Ellroy. Ma anche, per esempio, al disco del 1992 di Lou Reed, Magic and loss. Insomma, volevo scrivere un pezzo che tenesse conto di tutto questo, ma anche del male in letteratura, del rapporto con il male e con il corpo che tanto contraddistingue certa scrittura contemporanea (Il male naturale di Giulio Mozzi, Il mio nome è Legione di Demetrio Paolin, Il nemico di Emanuele Tonon), e poi non l’ho fatto.  Non finora almeno. Non fino alle 21:38 di venerdì primo aprile 2011.

Gianluca Minotti