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Chi sarà la bambina col sole nei capelli?

Lo strano caso della bambina con il sole nei capelli

Andrea Palazzo

Il Ciliegio ed.

€ 14,00


Il libro di Andrea Palazzo è un racconto il cui protagonista è un ragazzino dalla non ben specificata età. Potrebbe avere al massimo undici o dodici anni ma la maturità dimostrata e, in un brano, il riferimento a un insegnante di latino mettono in discussione questa ipotesi.

Il protagonista si chiama Guy e vive con i genitori: il padre, di religione cristiana, è uno scrittore; la madre, ebrea, un famoso avvocato. Deve proprio a lei il suo nome, dato che la donna ha una speciale devozione per lo scrittore Guy de Maupassant. Nella sua pur giovane vita, Guy ha dovuto affrontare due importanti perdite: quella della nonna e dell’amico d’infanzia Nicolas.

Nel racconto è Guy il narratore/protagonista. Come spesso avviene, il ragazzo cerca di combattere i brutti ricordi, i traumi rifugiandosi in mondi immaginari, siano essi fatti di parole che di sogni, e la scrittura ne diventa il mezzo ideale.

Al momento della narrazione è estate e Guy si trova nella casa del nonno. Approfittando di una sua assenza insieme alla madre, trova il coraggio di andare in soffitta, cercando di scoprire ciò che a volte turba il suo sonno. Egli, infatti, sente provenire da lassù degli strani rumori…

Palazzo, attraverso una narrazione limpida e uno stile molto attinente alla giovane età del protagonista, veicola alcuni messaggi positivi attraverso espedienti semplici e anche fantasiosi. L’amicizia, il rispetto, la tenacia trapelano nel testo insieme, soprattutto,  al ricordo della Shoah: il nonno è un sopravvissuto di un campo di concentramento e anche Emily, il fantasma che incontra in soffitta, è legata all’orrore nazista.

Guy è stato segnato dalla scomparsa di Nicolas. I due, qualche anno prima, stavano osservando curiosi degli animali in campagna, presso una casa, quando vennero presi e rinchiusi. Guy è rimasto così traumatizzato dall’esperienza (lui riuscì a fuggire al contrario del giovane amico) da ricordare l’evento come un episodio di fiaba, con tanto di strega nera e di un coniglio gigante con cui parlare e progettare piani per liberare Nicolas.

Alla fine tutto si risolverà, Guy ed Emily riusciranno a raggiungere quella serenità a lungo agognata, ognuno nel suo mondo e anche Nicolas potrà essere finalmente ricordato senza più tristezza.

Palazzo intreccia sapientemente vita reale del bambino, sogni, fantasia e apparizioni paranormali, e al lettore sembra tutto verosimile e degno di commozione.

Il testo è scritto molto bene, ogni personaggio è ben caratterizzato e funzionale al racconto, Lo stile sobrio, adatto all’età del narratore, non cade mai nel banale o nel noioso e dimostra, semmai,  lavoro e studio.

Mary Zarbo

Andrea Palazzo è nato a Pontremoli nel 1970 e vive a Virgoletta, un piccolo borgo dell’alta Toscana. Oltre a gestire una pizzeria, porta avanti la sua passione per la scrittura. Ha scritto Sette mondi – la profezia delle sette lune edito da Cicorivolta Edizioni. Lo strano caso della bambina con il sole nei capelli è la sua seconda opera.

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Raccontare storie (1)

Raccontare storie. Qual è  il senso del raccontare storie e, più specificatamente, “scrivere” storie?

Un’immagine che chiude il capolavoro di Ursula Hegi, Stones from the river, (Come pietre nel fiume, 1994, pubblicato da Feltrinelli nel 2002) ci viene subito in soccorso: raccontare è come rastrellare un giardino. Rastrellando, tutti i grovigli delle vite delle persone, come foglie, sterpi, pietre, radici nodose, si combinano tra loro. E lentamente il giardino – il mondo, la realtà – mostra, una volta ripulito e ordinato, la sua traccia nascosta, la sacra sindone che ne è il calco più esatto. Ma, come Trudi Montag (la protagonista del libro) ha imparato dal padre Leo, «che aveva rastrellato la terra dietro la biblioteca ogni settimana», rastrellare non è così facile come si potrebbe pensare: è invece un lavoro che deve essere svolto con umiltà e sacrificio.

Ma chi è Trudi Montag?

Trudi Montag nasce a Burgdorf, un villaggio sulle rive del Reno, nella prima metà del XX secolo. È figlia di Leo, il bibliotecario del paese e della bellissima Gertrud. Quando la madre scopre che Trudi è nana si inabissa in una spirale di follia che la condurrà alla morte. Intanto, adorata e vezzeggiata dal padre, Trudi passa dall’infanzia a un’amara adolescenza, e si trova costretta ad affrontare, con dolorosa consapevolezza, la sofferenza della propria diversità. La Storia nel frattempo travolge tutto: avanza il nazismo, iniziano le persecuzioni e la guerra. Padre e figlia, in questo scenario, nascondono alcuni ebrei e celano i libri che il regime vorrebbe bruciare, trasformandosi nei custodi della cultura: nei custodi delle “storie” (gli uomini, i libri), se è vero che Trudi Montag cresce leggendo e ascoltando e raccontando, a sua volta, storie.

Ecco chi è Trudi Montag. Ma non è tutto qui: perché il cognome che porta, rimanda direttamente a Montag, il pompiere protagonista del romanzo di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, colui che ugualmente, in un’ipotetica società del futuro, salva i libri (la memoria storica e culturale, le differenze) dal rogo.

Riprendendo il filo del discorso,  ecco la prima riflessione: per raccontare ci vuole pazienza e non si può aver fretta di giungere alla fine, non si può prescindere dal fatto che il termine del lavoro è dato dalla somma (o sottrazione?) di ogni singolo e meticoloso colpo di rastrello, perché non ne è sufficiente uno per eliminare le zolle di terra che restano a coprire il prato. Bisogna insistere, sudare, flettere continuamente il braccio per avvicinare ancora il rastrello e poi allontanarlo per un colpo successivo: molta, molta pazienza, un lavoro ordinato e pensato, non un gesto convulso compiuto con la mente altrove. Bisogna scartare le erbacce con perizia e puntigliosità. Con perseveranza e un senso di riverenza per il compito, perché se l’esercizio che stiamo compiendo funziona, a un certo punto ci sentiremo più forti e il rastrello peserà meno. E peserà meno perché a tenerlo non saranno soltanto le nostre braccia, ma anche le braccia di tutti i personaggi che stiamo ripulendo dalla pioggia caduta a dirotto, dai grumi di fango da cui lentamente stanno emergendo questi uomini, con i loro tratti somatici e caratteriali sempre più precisi, con la loro rete di rapporti, con le loro manie e le loro speranze, con le loro lacrime e le loro farfalle, con il loro sangue, i loro progetti, le loro miserie.

Così, solo così, un disegno apparirà, nascerà. Sarà.

Così, solo così, le storie iniziano a raccontarsi: tra loro, non “a noi”.

Perché le storie, se sono davvero “narrazioni”, si raccontano le une alle altre in una polifonia di voci sovrapposte: ognuna è in ascolto dell’altra, mentre, contemporaneamente, dice se stessa.

Gianluca Minotti

Come pietre nel fiume

Ursula Hegi

Feltrinelli

pp. 552

€ 18,08