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L’amore quando c’era, Chiara Gamberale

Chiara Gamberale

L’amore quando c’era

Mondadori/Libellule

2012

pp. 91

€ 10,00

 

 

Non riuscivo a dormire questa notte e allora mi sono messo a leggere “L’amore quando c’era” di Chiara Gamberale. Preso in biblioteca. Non questa stessa notte, ché la Biblioteca Comunale di Frosinone, nonostante il gran numero di lettori sonnambuli in città, la notte è chiusa. Ho letto ottanta pagine. Che è poi la durata del libro (durata, e non lunghezza. I libri infatti durano. A volte talmente tanto che la loro lunghezza non è misurabile).

Tutto comincia con una email che Amanda invia a Tommaso. Dopo dodici anni dalla fine della loro storia d’amore. Il padre di Tommaso è morto, lei l’ha saputo e vuole dire a Tommaso che le dispiace. Dopo qualche giorno lui risponde. Freddo, distaccato. Vago. D’altronde è stata pur sempre Amanda a lasciarlo, e senza dargli nessuna spiegazione («Devi capire che non c’è proprio niente da capire» gli diceva il padre, e quando lui insisteva, si disperava per essere stato lasciato, sempre il padre aggiungeva: «Come se sapere fosse mai bastato a qualcuno, fosse mai servito a qualcosa». E ancora: «Siamo tutti ignari di almeno un particolare che potrebbe stravolgerci la vita: vale la pena scoprirlo?»). Potrebbe finire così, e invece la “corrispondenza” tra Amanda e Lorenzo continua. Messaggi brevi, dai quali si evince però una cosa. Anzi, due. Quanto importante doveva esser stata la loro storia e quanto, nonostante gli anni trascorsi, il silenzio, le vite che cambiano, il loro dialogo sia rimasto intatto. Perché ritrovano in maniera naturale le parole che si dicevano anni prima, i discorsi, gli aggettivi, i soprannomi. Come non avessero mai davvero smesso di “parlarsi”.

Oggi, che son passati dodici anni, Tommaso ne ha trentanove. È sposato e ha due figli. È apparentemente felice. Amanda no. Non è sposata, non ha figli, vive con un cane, insegna italiano alle medie, e scrive. Vuole diventare una scrittrice; ma, appunto non è felice. E vuole sapere da Tommaso una cosa. Importante. Vuole sapere, visto che lui ce l’ha fatta, qual è il segreto: “come si fa a stare bene”. Perché loro, quando erano giovani, si sentivano diversi, pur amandosi, si sentivano che sarebbero rimasti incompiuti per sempre. Infelici. Che avrebbero rischiato di perdersi solo restando insieme.

Ho detto che tutto comincia con una mail. In realtà, tutto comincia con un compito in classe che Amanda dà ai suoi alunni. Qual è il senso della vita. I ragazzi sembrano non avere dubbi: il senso della vita è l’amore. L’amore quando c’è. Eppure, quando c’è, qualcosa spesso non ce lo fa vivere pienamente. La voglia di stare insieme a volte è inghiottita dalla paura di perdersi. O dall’abitudine, dal darsi per scontati. «Quando sembrava, d’improvviso, ci fosse sempre qualcosa di più urgente da fare, perché tanto avevamo già fatto l’amore ieri e allora, siccome ormai eravamo sicuri che avremmo passato insieme tutta la vita, potevamo anche aspettare fino a domani. Nel frattempo ieri diventava l’altroieri, diventava una settimana fa: e domani diventava dopodomani, diventava fra un mese».

Ora io non so se questa storia può apparirvi “banale”. Non si parla di temi sociali. Non si parla di temi politici. Nessuno uccide nessuno. Sempre i soliti sentimenti. L’amore e non l’amore. Coppie che si lasciano senza un perché. E chi più ne ha più ne metta. Però non io. Io dentro questa piccola recensione non metto una virgola negativa, perché i sentimenti mica è facile raccontarli altrettanto schiettamente e in maniera così semplice eppure profonda. Nitida. E con due soli personaggi. Che s’incontrano appena. Si scrivono mail, si mandano sms. Utilizzano, cioè, le parole. Le vecchie care parole, quelle che pure noi usiamo senza a volte avvedercene, senza capire che le parole, è meglio quando ci sono o quando c’erano? È meglio vivere nel ricordo delle parole che ci hanno detto o in attesa di quelle che ci diranno? Perché quelle che diciamo adesso, ci dicono adesso, di parole, per qualche aberrazione insita nell’uomo, non siamo mai davvero in grado di apprezzarle. Non subito. Non adesso. Quando è di adesso e di subito che la nostra vita è fatta.

Gianluca Minotti

Da dove viene il vento, di Mariolina Venezia

Mariolina Venezia

Da dove viene il vento

Einaudi

I Coralli

pp. 248

€ 17,50

ISBN 9788806191047

Sconto 15% se lo acquisti QUI

 

Io della Mariolina Venezia ho letto Mille anni che sto qui. Un libro davvero bello.

Un libro stracolmo di amore e stupore per la vita, sbarazzino, profondo, incantevole, divertente e dove il tempo che passa lo avverti tra le parole, nel ritmo delle frasi, nei solchi di una scrittura che recupera dal passato i ricordi di una famiglia, rendendoli eterni. Come incidere su un nastro di carta non il suono ma la sua eco. Mi dico che in fondo è questo a fare la differenza tra una storia scritta bene e una scritta male. È una questione di echi. Ricordate le campane della chiesa di Sante-Hilaire di Combray evocate da Proust? Ogni volta che sfogliamo La strada di Swann, quelle campane rintoccano. Non le dieci o mezzogiorno. Ma il riverbero delle dieci o di un mezzogiorno che fu.

Bene, della Mariolina Venezia è uscito ieri, sempre per Einaudi, l’ultimo romanzo: Da dove viene il vento. Non l’ho ancora letto, però già il titolo mi piace. Da qualsiasi luogo provenga, il vento trascina con sé granelli di voci lontane.

Un uomo sospeso nello spazio, un altro che non sa dove sta andando, due amanti e un clandestino: una storia tanto vasta da abbracciare persone vissute in tempi e luoghi diversi, attraverso sentimenti identici.
Le loro vicende, i loro desideri, i loro pensieri s’inseguono mentre chi li racconta cerca di riannodare i fili della propria vita.
L’autrice di “Mille anni che sto qui” (Premio Campiello 2007) torna ai suoi grandi temi: il tempo, la passione amorosa e civile, i destini degli uomini che s’intrecciano e si modificano seguendo vie misteriose.
La ricerca di un’impossibile appartenenza, un inno alla forza della vita e della scrittura.

Il corsivo è tratto da QUI, dove potete saperne molto di più. Buona lettura!

Gianluca Minotti